“Esperienza della vita sulla pelle”

Esperienza vita sulla pelle

Capitolo tratto dalla Tesi di Luciana Baldin “Counseling e Spiritualità” – Master Counseling professionale – A.S.P.I.C.

Per una serie di vicissitudini ed esperienze personali, ad un certo punto della mia vita, mi sono sentita in “dovere” di abbracciare la convinzione che nulla è per caso. E con questo pensiero consolidato mi sono trovata ad osservare la vita e gli eventi con occhi diversi.

Esperienza vita sulla pelle


Tutto ciò che la vita mi riservava, ogni evento che mi trovavo a fronteggiare, ogni accadimento, stavano assumendo una valenza diversa rispetto a quanto non fosse successo precedentemente. Cominciavo a prendere in considerazione ogni cosa con un pensiero del tipo: vediamo che cosa succede , cosa mi riserva il futuro , dove mi porterà. E questo succedeva con un” enfasi diversa. Con una sorta di “spirito positivo” che mi portava a fronteggiare gli avvenimenti con una fede ed un entusiasmo nel futuro che mai avevo provato in passato.
Un giorno, in treno, la mia amica Miranda mi portò un volantino su cui ‘era scritto :”diventa counselor” . Lessi con attenzione, mi informai e … non ebbi più dubbi … quella sarebbe stata la mia storia!


Prima di quel giorno non sapevo bene cosa fosse un counselor. Ma, leggendo le poche righe di descrizione, me lo sono “sentita dentro”. E ho capito che quella strada l’avrei seguita a tutti costi e con tutta l’energia che avevo a disposizione, costasse quel che costasse. Trovare un modo per aiutare gli altri ad aiutarsi, questo avrei fatto. Ed avrei utilizzato questa mia fede, ormai consolidata nel “qui ed ora”. Questa convinzione, ormai radicata ,che gli eventi vadano accettati nella loro “immutabilità” e compenetrati con lo spirito dell’esploratore che li vive, li fronteggia con passione senza subirli .

Avevo già un voucher assegnatomi dall’ ufficio di collocamento. Pensai fosse difficile annullarlo per sostituirlo con, appunto, la scuola di counseling. Ma il mio entusiasmo era enorme, trapelava da ogni mio atteggiamento e da ogni mia parola. E fui davvero sorpresa quando vidi la persona antipatica e poco disponibile, dall’altra parte del banco dell’ufficio di collocamento, che contagiata dalla mia euforia, si dette un gran da fare per aiutarmi ed ottenere il nuovo voucher. Ero sicura “questa è davvero la mia strada” pensai!

Ma vorrei fare un passo indietro. Ripercorrere le fasi della mia vita che, in qualche modo, hanno influenzato il mio cammino ed i miei pensieri. Che mi hanno portato, a poco a poco, ad abbracciare la convinzione su come la vita e gli eventi ad essa correlati debbano essere affrontati. Questo davvero conta, questo è davvero importante se a questa vita vogliamo dare un senso.

La prima scintilla della metamorfosi che mi ha avvicinato alla fede del “nulla è per caso” è scoccata durante i miei viaggi.

Attraversavo un periodo della mia vita di forti squilibri interni, di intolleranza verso tutti e tutto, di fastidio verso l’esistenza, la mia esistenza. Uno di quei periodi in cui non hai più una collocazione e ti senti fuori posto ovunque e con chiunque.

Così non potevo più restare. Dovevo fare qualche cosa, dare una svolta, trovare una via. Mi serviva un gesto coraggioso, dal quale potesse scaturire lo spunto per ricominciare in modo diverso, anche a costo di perdere qualche cosa. Ma ero sicura, avrei trovato qualche cosa d’altro, qualche cosa di migliore. Dovevo farlo da sola
senza l’aiuto di nessuno.

Così sistemai le ultime cose, organizzai il mio lavoro in modo diverso. Partii da sola e con pochi mezzi: in qualche modo me la sarei cavata.

Decisi il posto all’ultimo momento e decisi per quelle terre che più mi affascinavano, dove percorrere un cammino spirituale è quasi d’obbligo: India e Perù. Terre dove, se ti inchini al loro cospetto, non puoi far altro che trovare quello che ti serve per accedere alla tua anima. E sentire dentro te quel Dio di cui tanto si parla ma che ancora oggi una definizione chiara non ha. Proprio li capii che se non si accede a se stessi non si può capirlo.

Esperienza vita sulla pelle

Viaggiai per molti mesi, conobbi gente e persone diverse, visitai chiese e monasteri, attraversai montagne. Vissi esperienze anche mistiche difficili da raccontare, da credere; tornai cambiata, tornai pronta al cambiamento.

Quei viaggi erano stati propedeutici al cammino che avrei intrapreso negli anni successivi. Ero pronta per cominciare la mia seconda vita anche se ancora non sapevo come. Sentivo che qualche cosa stava cambiando ma non sapevo ancora cosa fosse, un sentimento profondo, qualche cosa che mi serpeggiava nell’anima e che facevo
fatica a materializzare. Ma niente succede per caso. Siccome c’è sempre qualcuno o qualcosa che ci insegna la via, siccome l’universo pensa in qualche modo a noi … un giorno accadde, quasi per caso, il secondo evento che avrebbe cambiato la mia vita.

Banale, ma trovai un libro. Un libro che, in altri momenti, non avrebbe riscosso la mia attenzione. Un libro che, stava li, e non diceva assolutamente “leggimi”. Ma quel giorno, per caso, lo presi, lo aprii, lo lessi: per caso?

Quel libro mi aprì un mondo, mi aprì ad un mondo nuovo, di spiritualità e conoscenze nuove e non “istituzionali”. Da quel libro, come seguendo un lunghissimo filo di Arianna, partii per un nuovo viaggio. Conobbi posti nuovi ed inesplorati, ma questa volta all’interno della mia anima. Sentimenti nuovi e prima sconosciuti e.. soprattutto persone nuove fermamente decise a condividere con me questa nuova avventura.

Persone di contenuto con le quali imparai a condividere i principi e gli insegnamenti di Gesù Cristo, basati sulla fraternità, la verità, l’onestà verso se stessi e quindi verso gli altri. Imparai la condivisione, la ricerca dell’amore per se stessi e verso il mondo. L’importanza delle scelte e perché senza di esse non vi è una posizione. Il non giudizio:

“Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? “ (Luca 6,41)”
Ma quello che emergeva soprattutto era che per ottenere tutto ciò era necessario passare solo attraverso di noi: “ama te stesso come il tuo prossimo”.

……………….

E’ certo che “l’accettazione di quello che si è” indica la strada per il cambiamento. Il paradosso di Rogers lo conferma: quando io accetto me stesso proprio come sono, allora posso cambiare. Ma la fede non da gli strumenti perché ciò avvenga. La fede porta a restare in quella situazione e trovare il modo migliore per conviverci: e questo comunque non è poco!


Esperienza vissuta nel qui e ora

Come tutte le cose, però, ad un certo punto finiscono, si esauriscono per fare spazio al nuovo. Così lentamente questo cammino si sgretolò, ci dividemmo e ognuno riprese la propria strada. Fu davvero difficile trovarsi a camminare da soli senza più l’appoggio e la protezione di tante persone, dopo tanti anni passati a condividere ogni cosa.

Sottotitolo

La terra sembrava mancare sotto i piedi e un grande punto di riferimento svaniva. Ma anche questo passaggio si rivelò prezioso perché cominciai a contare su me stessa. Perché l’appoggio, che prima cercavo negli altri, adesso dovevo trovarlo dentro di me attingendo alla mia fede. Dovevo trovare in autonomia le risorse che prima mi trasmettevano gli altri. E in questo passaggio trovai la libertà. Divenni protagonista della mia vita. Imparai, finalmente, che avrei potuto contare su me stessa. Che avrei potuto trovare dentro di me tutto quello che mi sarebbe servito per affrontare qualunque ostacolo la vita mi avesse posto davanti.
Imparai che passato e futuro hanno una valenza quasi nulla e che libertà significa proprio essere scevri da qualunque ancoraggio che non sia il presente.

Cominciai, però, a capire che a questo punto avrei dovuto fare un passo ulteriore per arrivare veramente a comprendere me stessa. Ma soprattutto cominciai a capire che, se ci fossi riuscita, la mia vera ambizione sarebbe stata spiegare agli altri come trovarla e non perderla.
La spiritualità della fede andava completata con qualcosa di più razionale che poteva spiegare ed orientare i comportamenti.

Anche il mio percorso interiore aveva bisogno di uno strumento ulteriore per essere completato. Sentii che mancavano delle risposte, qualcosa dentro me non era sanato e ne ebbi la conferma quando intrapresi la scuola di counseling.

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