Intervista a Luciana Baldin

Intervista a Luciana Baldin

Cosa ti ha spinto su questa strada iniziando così la professione di Counselor?

Intanto, per esperienza, devo dire che le cose migliori della mia vita mi sono arrivate e non le ho cercate. E potrei avere un sacco di argomenti a riguardo!!  

Che cosa mi ha spinto a iniziare questa attività, a intraprendere questo percorso?  Un’amica!! L’ho incontrata in treno; aveva con se un depliant in cui c’era scritto – “Diventa Counselor”. Sinceramente non sapevo dell’esistenza di questa professione e, quando ho letto quel foglio, dentro di me mi sono detta : “ È la mia storia, è quella che mi rappresenta!!” E questo perché in realtà, in tutta la mia vita ( a parte tutte le esperienze che ho avuto), ho sempre ricercato non solo il discorso umano profondo ma anche la parte Spirituale. Quella mia amica portandomi questo depliant e dicendomi: “Guarda, io ti vedo bene come Counselor” ha acceso quella scintilla che mi ha portato a iniziare questo percorso. Tutto si è incastrato perfettamente affinchè io arrivassi a diplomarmi, specializzarmi e proseguendo, poi, anche con la mediazione familiare…tutto è andato avanti senza intoppi. E quindi è chiaro che era la mia strada.

Intervista a Luciana Baldin

Quanto del tuo tempo hai investito per poter arrivare dove sei adesso? Cosa bisogna fare per poter iniziare a praticare questa professione?

Beh adesso sono 10 anni che lavoro facendo colloqui. Nel frattempo ho sempre fatto formazione ( mi sono diplomata anche in Mediazione Familiare, come anticipato prima) . Il Master di Formazione Counseling dura 3 anni. La scuola, che inizialmente avevo scelto, aveva un’impronta fortemente psicologica e, lungo il percorso di studi, ho percepito che non mi rappresentava come Counseling. Così ho optato per la scuola di Carl Rogers nella quale mi sentivo più in sintonia! Perciò ho dovuto ripetere un anno di studi. Direi poco male perchè mi è servito come formazione. Si sono succeduti poi due anni di specializzazione in Counseling di Coppia e Counseling di Gruppo; poi due anni per diplomarmi in Mediazione Familiare. Quindi per poter arrivare ad abbracciare questa professione e riuscire a lavorare ci sono voluti in totale, tra la scuola e le specializzazioni, un sette anni di formazione.

È difficile trovare la giusta corrente di pensiero da abbracciare? Le scuole sono tutte valide?

Si certo sono tutte valide ma ognuno deve trovare quella che più gli si addice. Io, ad esempio, ricercavo prettamente quella Rogersiana e mi sarebbe piaciuto frequentare una scuola di Genova che proponeva questo tipo di formazione. Ma le cose non si sono incastrate e così ho intrapreso il mio viaggio tramite la scuola “Aspic con Specializzazione in Counseling pluralistico Integrato”. (Counseling pluralistico integrato vuol dire che recepisce le correnti dei seguenti insegnamenti: Gestalt, PNL, Rogers, Analisi Transazionale). Ricercavo da sempre, come ti avevo già anticipato, anche l’approfondimento alla Lettura Spirituale. Questa scuola bene o male la adottava perciò l’ho ritenuta completa per la mia formazione.

Intervista a Luciana Baldin

Quando ti trovi di fronte a un nuovo cliente ti capita di “inquadrarlo” immediatamente?

No. Quando c’è l’incontro mi pongo davanti al cliente come fossi vuota, come se fosse “il primo cliente della mia vita”. Questa modalità è frutto di una scelta precisa che permette di mettermi in un ascolto profondo dell’altro. Perché faccio questo? Perché non voglio essere inquinata da ciò che magari ho ascoltato un’ora prima, da quello che ho captato o dalle mie esperienze passate. L’essere umano è estremamente complesso e so bene che se mi vado a schematizzare nel: “ Ah ecco si muove in questo modo (il corpo esprime, parla…), sposta lo sguardo lì etc..” non procederei nel giusto modo. Bisogna assolutamente essere liberi da ogni pregiudizio e schema perché questo è il modo per capire veramente chi hai di fronte.

All’inizio della tua attività hai avuto delle difficoltà nell’essere così neutrale? Difficoltà nel non cadere nel pensiero giudicante, nel non farti già una visione sulla persona che hai davanti?

All’inizio hai ansia da prestazione quindi sei tutta attenta a cosa dici, se lo fai nel modo giusto e corretto, se stai ascoltando bene, se hai risposto bene. Alla fine di ogni seduta, quando sei sola e analizzi l’incontro, tendi a massacrarti perché ti dici: “Caspita.. ma perché ho detto questo? Ma perché ho fatto quella cosa? Potevo forse…”. Quindi devo risponderti che no, non c’è questa cosa all’inizio. Io credo, e tutti i miei colleghi possono confermarlo, che all’inizio i nostri clienti sono “propedeutici” per la nostra crescita professionale, tramite loro noi cresciamo. È vero che offriamo, perché noi offriamo sempre, però all’inizio sono loro che ci permettono di crescere e di arrivare a formarci bene. Comunque prima di iniziare l’attività sono necessarie parecchie ore di tirocinio. In particolare, io,  praticai moltissimo facendo volontariato prima di iniziare l’attività nel mio studio.

In questi anni di colloqui hai mai avuto qualche cliente che ti ha messo in difficoltà?

Si all’inizio del mio percorso lavorativo è successo. Mi trovavo a vivere momenti di impasse dove non sapevo cosa dire sentendomi come inchiodata; il cliente che parlava faceva risuonare delle cose che erano dentro di me. In quelle situazioni rimanevo un po’ spiazzata trovandomi così in difficoltà. Riuscivo a salvarmi perché, con assoluta onestà di intenti, esprimevo la mia difficoltà alla persona che avevo di fronte, dichiarandole apertamente il mio disagio:

“ In questo momento mi sento in difficoltà  perché quanto hai detto sta risuonando dentro di me,   pertanto potrei non essere obiettiva e quindi di aiuto; avremo modo di approfondire sicuramente l’argomento, può essere tra poco oppure durante la prossima sessione”.

Con mia grande gioia ho visto che le persone hanno sempre apprezzato tutto questo.

Intervista a Luciana Baldin

Alcune persone, secondo te, potrebbero irrigidirsi di fronte a una situazione così?

Direi di no, l’auto rivelazione a volte è funzionale. Il cliente mi ha dichiarato che si sentiva quasi più in sicurezza, protetto, in quanto avevo vissuto quell’esperienza ed ero più affidabile. Anche il parlare di me in alcuni casi ha generato una ottima risposta.

Questo condividere avviene solitamente dopo tre o quattro incontri e cioè quando si è stabilita la relazione empatica; è a questo punto che noto una maggiore attenzione. Spesso è normale pensare che, un professionista, sia esente da problemi o coinvolgimenti; personalmente ho avuto l’esperienza, durante lo studio, di praticare ore di lavoro personale e quando il professionista usava lo strumento dell’auto rivelazione ….. beh mi lasciavo andare maggiormente;  lo sentivo vicino a me e una volta a casa  ripensavo alla sua esperienza e questo mi era molto di aiuto; non lo si può adottare con tutti perché molti hanno bisogno solo di essere ascoltati e di essere al centro di tutto, mentre altri amano lo scambio e la relazione: in questo caso è uno strumento molto valido.

Intervista a Luciana Baldin

Intervista a Luciana Baldin
Studio

Intervista a Luciana Baldin

Il Counselor ha possibilità di allegerirsi da tutte le energie accumulate nelle sedute andando in studio da un collega oppure da uno psicoterapeuta?

Noi Counselor abbiamo le nostre supervisioni periodiche ( che io faccio regolarmente ). Un professionista che lavora in questo settore deve farne un certo numero di ore all’anno. A volte, specie negli ultimi anni, mi è capitato di non sentirne più l’esigenza non provando più quel coinvolgimento che provavo all’inizio. Ma mi sono posta la domanda: “È normale che è un Counselor abbia una sicurezza tale da non mettersi in discussione e non avere bisogno di un supervisore?” la risposta è sicuramente negativa perché un confronto è sempre opportuno e quindi la supervisione la adotto ancora!!!!

Noto, parlando con amici e le persone in generale, che In tantissimi non conoscono questa figura professionale. Ed è un vero peccato. A mio parere il counseling dovrebbe essere, diciamo così, una pratica da fare regolarmente da ogni persona come aiuto per affrontare la vita e le sue situazioni.

Sono assolutamente d’accordo e questo lo dico per esperienza diretta! Se avessi avuto questo strumento in passato, soprattutto quando ero giovane, la mia vita sarebbe sicuramente stata  molto più leggera e soprattutto avrei potuto contare su una maggior consapevolezza. Comunque sia sono sempre dell’opinione che tutto ciò che è stato era per come doveva essere. Tutto quello che ho vissuto senza avere da principio questi strumenti è andato benissimo così….doveva proprio andare così!!

Si potrebbe inserire l’ora di counseling tra le materie scolastiche?!

Mi piacerebbe tantissimo che il Counseling venisse inserito nelle scuole a cominciare dalle elementari; un’ora di counseling una volta alla settimana fatto di letture e di strumenti per  comprendere e avere uno sguardo su se stessi. Questo progetto potrà essere attuato nella scuola pubblica solo nel momento in cui il Counseling sarà riconosciuto come professione; lo si potrebbe fare nelle scuole private coinvolgendo i direttori scolastici, gli insegnanti e i genitori. Si potrebbe argomentare il Counseling, spiegando che cos’è e perchè  sarebbe utile che i ragazzi e i bambini potessero iniziare ad avere Consapevolezza di se stessi attraverso le esperienze che vivono durante le giornate . Sarebbe un’ottima possibilità di crescere attraverso letture e  punti di vista diversi.

A questo proposito vorrei sottolineare come il Counselor qui in Italia non sia riconosciuto mentre lo è in altri paesi come Inghilterra, USA, Germania, Austria, Svizzera, Olanda, Svezia.

Come lavori e che tipo di approccio professionale hai, nei tuoi colloqui, con la persona che viene da te?

Intanto l’approccio non è mai lo stesso,  a volte è cognitivo comportamentale, a volte è solo ed esclusivamente di “Ascolto”. In questi casi può anche non essere necessario fornire strumenti, ma dare solo la disponibilità ad essere ascoltati. Molte volte invece le persone hanno bisogno di confrontarsi, di sentire altre letture per interpretare i fatti che quotidianamente accadono loro.

Perché vedi, poi fondamentalmente, nella loro vita hanno fatto tutto ciò che gli era stato richiesto: hanno studiato, si sono laureati, hanno messo su famiglia però sentono di avere dentro questo vuoto, questo malessere; che non è dovuto al fatto che abbiano problemi da risolvere o da mettere a posto, ma hanno semplicemente bisogno di avere un’interazione, una relazione di scambio e di ascoltare letture diverse del loro approccio alla vita. Quindi l’approccio è  “l’Ascolto Attivo”. Da lì poi emergerà quello di cui hanno realmente bisogno. Durante la seduta devo capire chi ho davanti e di conseguenza il modo di impostare il colloquio. Nel caso in cui notassi problemi di altra natura, che potrebbero esulare dalle mie competenze, non indugerei a consigliare loro altri professionisti come lo psicologo, lo psicoterapeuta, ecc.

Intervista a Luciana Baldin

Ti è capitato di lavorare insieme a uno psicologo?

Sì assolutamente. E’ già capitato ed è stato funzionale ma purtroppo non tutti sono interessati ad una collaborazione con noi Counselor….vi è una sorta di “guerra” con la nostra categoria. Non è comprensibile questo in quanto la nostra formazione non ha niente a che vedere con la loro…siamo due mondi completamente diversi!!

Peccato….continuo a pensare che sia un Valore aggiunto.

Nel caso tu dovessi notare delle resistenze nella persona che hai di fronte e ti sentissi dire :”Voglio prendermi una pausa” tu come ti comporteresti? Porteresti avanti le sedute ugualmente ?

Se vedo delle resistenze anzitutto lo faccio presente: comunico serenamente al cliente che le sedute condotte in quel modo non porterebbero a nulla; che vedo la sua resistenza e che probabilmente non è ancora pronto! Argomento anche che potrei essere io la causa (non possiamo piacere a tutti, non entriamo in empatia con tutti!).

A volte invece, se lo ritengo opportuno, invito il cliente a continuare: infatti quando tocchi profondamente il tuo blocco … tendi a scappare. 

Non tutti rispondono allo stesso modo; alcuni preferiscono continuare perché, nonostante in seduta siano più “passivi”, a casa riescono poi a “metabolizzare” il lavoro fatto; altri mi confermano di volersi fermare; oppure io stessa dico al cliente che è meglio concludere e lo indirizzo verso un altro collega o psicologo. Comunque se non sta funzionando lo faccio sempre presente e lascio libertà di scelta al cliente su che cosa voglia fare.

Luciana Baldin

Luciana in libertà… a te la parola!!

Quello che posso dire è che un percorso di Counseling non va fatto esclusivamente perché si hanno dei problemi. Lo si può fare anche per avere delle chiarezze e per stimolare una consapevolezza di sé. 

Fondamentalmente è questo il lavoro: il Counselor porta la persona a consapevolizzare tutti i suoi limiti, i suoi pregi, le sue risorse e quindi ad avere “un quadro completo di se stesso; in generale le persone non si conoscono! Non sanno che cosa vivono, che cosa provano; vanno avanti per credenze, per abitudine, per sentito dire e difficilmente approdano dentro di sé.

A questo proposito voglio raccontare questa bellissima storiella:

Ai piani Superiori c’è un gruppetto di Angeli che sta parlottando con enfasi fra loro sugli umani. Uno di loro dice: “Accidenti questo è un bel pasticcio. La Conoscenza ( la porta di accesso per la Consapevolezza ) è davvero un tesoro prezioso e importantissimo per il loro Risveglio. Ma purtroppo però l’umano non è ancora pronto per averla!!” “Acciderbolina, se gli diamo in mano la Conoscenza adesso questi la userebbero male. Dobbiamo farlo un po’ per volta; dove potremmo nasconderla nel frattempo? Questo “vaso di Pandora” pieno di ricchezza dove possiamo metterlo affinché gli umani non lo trovino?”  

Un altro Angelo dice: “Mah, potremmo nasconderla sotto l’acqua in un fiume“ risponde l’altro: “ Eh sì..ci mancherebbe!!! Loro la troverebbero subito; sono ricercatori abili trovano l’oro persino nel profondo della terra“. Controbatte un altro Angelo pensando di aver trovato la soluzione : “Ci sono!! La possiamo mettere sulla cima della montagna più alta del mondo…voglio vedere se ci arrivano“ – e l’altro risponde ridendo: “ Ahahaha figurati!!! Fra di loro ci sono scalatori abilissimi, ci arriverebbero subito, la troverebbero in un attimo“. Gli Angeli non si perdettero d’animo e continuarono a cercare un posto, in cui nascondere questo piccolo vaso di Pandora, ma senza alcun risultato. All’improvviso un piccolo Angioletto spunta fuori da una nuvoletta e dice: “ Ma scusate, perché non la nascondiamo dentro di loro?!!? Perché intanto non ci vanno mai lì, non ne hanno né la forza né la voglia!!”. A quella frase c’è stata una standing-ovation generale, un’illuminazione!!!

Ed ecco qua che gli Angeli hanno infilato la Conoscenza dentro di noi; l’hanno messa proprio lì perché è salvaguardata, perché una persona lì, nel profondo , non ci va e il tesoro è al sicuro”.

Quindi tutti cercano in giro ma in realtà tutto quello di cui abbiamo bisogno è dentro di noi.. Non si va nel profondo perché fa paura, spaventa, perché non siamo capaci, perché la tendenza è quella di non insegnarlo. Quindi i Percorsi Personali di Counseling sono propedeutici proprio per entrare in intimità profonda con noi stessi affrontando le paure, i disagi, le insicurezze, i dolori e le proprie credenze.

So che dai ascolto anche presso il Consultorio Famigliare Diocesano.

Sì !! Ed è un’attività di volontariato. Dò una mia disponibilità di circa 400 ore annue. Lì ho avuto l’opportunità di seguire tantissime persone, facendo così davvero molta esperienza. Una ricchezza davvero unica.

Perché una persona leggendo queste righe dovrebbe decidere di venire da te?

Io credo che sia una questione di “sentire”, Istinto, Pancia!!! La persona sarà interessata se quello che c’è scritto qui gli ha risuonato dentro. Non c’è una ragione ben precisa secondo me, non c’è una ricetta per convincere.

Hai una pagina e dei contatti dove le persone possono trovarti?

Sì! Ho la mia pagina Facebook , mail e contatto telefonico che trovate nella pagina !!

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