La paura che ti muove

Progetto Donna ospita tra le sue pagine Licia Bocchiola, splendida Donna conosciuta tra le onde del mare e un lungo cavo teso nel profondo blu di Punta Chiappa. Quel giorno eravamo cullate dalle onde con lo sguardo rivolto nella vastità. Pronte a fare dei nostri corpi un tutt’uno con l’elemento acqua. E da lì, tra occhi curiosi che si incrociavano attraverso le maschere e sorrisi di complicità siamo arrivate su queste pagine, tra queste righe a ri-scoprirci.

Ciò che condivide Licia è qualcosa di profondo, proprio come il mare….la paura! Essa non è altro che il nostro motore, fucina forgiante della nostra essenza. Non siamo qui su questa terra per sbarazzarcene ma per utilizzare il suo potere trasformatore!!!

Lascio il lettore correre, scorrere, camminare, sostare tra queste righe scritte. Che possano essere spunto utile per poter avere come risposta delle sacre domande!!!

La paura che ti muove 

“Ciao Giulia, grazie per l’ospitalità nel tuo bellissimo Progetto Donna. Pensavo che avrei parlato della mia vita, ma di biografie ce n’è già un sacco in giro. Pensavo che avrei dispensato consigli per le giovani donne, ma pure di guru, coach e counselor ne è pieno il globo. Ho pensato quindi di parlare di me attraverso un tema universale: la paura. 

Intanto ecco un paragrafo di presentazione. Ciao sono Licia e nella mia vita sono stata bambina grassa, introversa e secchiona, ragazzina strafottente che frequentava cattive compagnie, studentessa universitaria con borsa di studio per merito scolastico, sono stata commessa, copywriter, receptionist, formatrice, danzatrice del ventre, consulente di comunicazione e marketing, insegnante di danza, responsabile delle vendite online, apneista, fidanzata fedele e, recentemente, nel giro di 3 settimane, ho deciso che andrò a lavorare in Florida, ho sposato il fidanzato storico, ho compiuto 40 anni e ho preso la patente della moto. Quella senza limiti. 

Paura e vita

Nei miei primi 40 ho sempre adorato la fiction, soprattutto sotto forma cinematografica. Mi sono sempre piaciute le storie inventate perché non avevano limite. Il limite era la fantasia e io, che di fantasia ne ho sempre avuta poca, ho sempre invidiato e ancora invidio scrittori e registi. 

Ma voi avete mai letto Dune? Oppure, avete mai visto il film? Quello anni ’80 intendo, con l’attore che poi ha fatto Twin Peaks e Sting che interpretava uno dei cattivi… In quel film c’è una scena in cui il protagonista viene messo alla prova e, per restare concentrato e non fallire, si ripete queste parole: 

La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi, e quando sarà passata non ci sarà più nulla, soltanto io ci sarò.” 

Effetto fa effetto, non c’è dubbio. Proviamo però ad analizzarla più a fondo. 

“La paura uccide la mente” 

Nonostante la mia vita sia stata un susseguirsi di “Come ti invidio!”, “Che fortuna che hai!”, “Che coraggio che hai!” più o meno sinceri, nessuno hai mai voluto interessarsi al dietro le quinte di questi presunti successi, fortune o decisioni. E menomale! Altrimenti ci sarebbero rimasti male scoprendo che la mia testa funziona perfettamente come la loro e che agisce a seguito di un banalissimo stimolo: la paura. 

Eccola che arriva. Il raziocinio dà forfait, ti saluta e se ne va. Nel frattempo, l’istinto di sopravvivenza vede un posto libero e si accomoda senza nemmeno chiedere il permesso. Se ti va bene, hai già provato in precedenza la stessa paura e quindi l’istinto di sopravvivenza possiede uno “storico” di esperienze a cui attingere. Per quanto istintiva, viene quindi prodotta una decisione. Giusta o sbagliata, è comunque un’azione. Il problema nasce quando la mente viene, appunto, uccisa, si spegne la luce, blackout, le-trasmissioni-riprenderanno-al-più-presto-ci-scusiamo-per-il-disagio e l’istinto di sopravvivenza se ne resta lì, seduto nel suo posticino nel buio più totale. 

“La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale.” 

A me piace conoscere nel dettaglio come funzionano le cose. Mi piace prendere decisioni e fare progetti. Mi piace guardarmi indietro, vedere da dove sono partita e i risultati che ho ottenuto oggi. Quando ho fatto cose perché le facevano tutti, quando ho seguito la massa perché la strada era conosciuta, quando ho detto “ok” senza pensarciperché è più facile quando gli altri prendono decisioni per te, alla fine mi sono sentita triste e mi è sembrato di perdere tempo. 

Ma voi cosa volete? Quando passa la stella cadente, che desiderio esprimete? Volete essere un bravo genitore? Volete una posizione lavorativa sicura? Volete avere molto denaro a disposizione? Ogni scelta è una scelta giusta e non ne esiste una migliore dell’altra. Ma se vivi in balia degli eventi e te ne senti sopraffatto, se la tua vita è solo l’ombra della vita di un’altra persona e ti sembra che la luce non splenda mai, in quel momento è ora di alzare la mano e chiedere aiuto.

Può bastare confidarsi e ascoltare il parere di un amico, oppure può essere il caso di contattare un professionista (intendo quelli con la laurea, non quelli dell’università della vita!). In entrambi i casi, bisogna re-imparare ad ascoltare. Non a sentire! Ad ascoltare, assimilare, riflettere, domandare, chiarirsi le idee, confrontarsi. Ma qui siamo già al prossimo punto. 

“Guarderò in faccia la mia paura.” 

Io rileggo queste sei parole e deglutisco, faccio un sorriso nervoso e un respiro profondo, quasi a voler cambiare aria e a far uscire il disagio che ha creato. Eccola lì, che si palesa davanti a me mentre prende la forma del pentimento per aver preso una scelta sbagliata. Un puro, semplice ed egocentrico terrore di ritrovarmi in un angolo a battermi i mea culpa sul petto in un pianto rabbioso per non aver scelto il meglio per me. Cavolo, mica dovevo salvare tutto il mondo! Dovevo soltanto pensare a me e non ci sono riuscita. Che sfigata! 

La paura che ti muove da dove sei

Foto di Renzo Bilenchi

Lo specchio, la tana del Bianconiglio, la pillola rossa, la scatola dove il protagonista di Dune infila la mano. La letteratura e il cinema ci offrono un’ampia iconografia del confronto con la paura. Scegliamone una e immaginiamoci lì. Cosa c’è dentro? La nostra famiglia che ci guarda delusa? La disponibilità residua sul conto corrente? La solitudine? La morte? Ora che abbiamo il nostro bel groppo in gola prendiamo atto che, se la nostra paura è una paura razionale, in quanto tale potrà esistere e potrà diventare realtà… e noi non ci potremo fare niente! Sarà una corrente forte che ci porterà via, che porterà via la nostra mente, annullandola. Ma qual è la cosa migliore che possiamo fare in mare in caso di corrente forttrasportare, giusto? Da qualche parte arriveremo… 

“Permetterò che mi calpesti e mi attraversi, e quando sarà passata non ci sarà più nulla, soltanto io ci sarò.” 

Ah, cara Giulia che mi ospiti nel tuo blog, come l’ho imparata bene questa lezione!Come mi è stato utile imparare a vivere il mare, a starci dentro, sopra e soprattutto sotto! Negli ultimi 4 anni ho scoperto l’apnea ed è stata la prima cosa in tutta la mia vita che mi sia andata bene al primo colpo. 

Sapevo solo nuotare a modo mio. Mai presa una lezione di nuoto. Mai entrata in una piscina se non per fare acquagym. Sapevo però che l’abisso non mi creava ansia perché tra i 17 e i 19 anni mi ero appassionata alla subacquea con le bombole. Vivevo in Pianura Padana, volevo fare un lavoro inerente al mare, andare a studiare a Genova, continuare con la subacquea, ma non c’erano abbastanza soldi e comunque ricordo chea casa era stato percepito tutto come una frivolezza, visto che a Milano avrei avuto tutte le opportunità didattiche e lavorative possibili. 

Un ostaggio in una prigione dorata.

Ricordo ancora oggi il senso di rabbia per non averci pensato anni prima e non aver messo denaro da parte, per non essere stata convincente e per essere passata per ragazzina capricciosa. La corrente della paura delle decisioni sbagliate è arrivata ed è stata forte. Ma io mi sono messa comoda. 

L’apnea statica mi ha offerto la possibilità di rivivere quella brutta sensazione… e di uscirne vincitrice. Quando l’apnea si prolunga e il diaframma inizia a contrarsi sempre più forte, quasi a dirti “Ehi, qui hai dei polmoni! Usali! Ti ricordi come si fa?”, la situazione inizia a non essere più piacevole.

Prova tu a continuare a rilassarti, tenendo il respiro, mentre ti sembra di ricevere continui pugni sopra lo stomaco! Non riesci a non pensare al diaframma! Tum. tum, tum! Ma più ci pensi e meno ti rilassi! Stai perdendo il controllo della Situazione… e invece no, cacchio! Cosa succede qui? Ci sono le contrazioni? Ok. Dov’è il mio qui e ora? Dov’è la mia mente? Eccola qui. Ora la prendo io La Situazione e la tengo forte fino a che voglio. Visualizzo proprio la mia mano che entra nel mio sterno, trova La Situazione e la prende e la porta via. È una splendida esperienza, che infonde tanta sicurezza e fiducia in noi stessi. 

Le paure ci calpestano, ci attraversano, ma poi passano e se vanno, e restiamo noi nella nostra forma più pura.  

Nove anni fa la corrente mi ha portato in Liguria. Oggi vivo a Santa Margherita Ligure, lavoro per un’azienda di prodotti per la subacquea e a breve mi trasferirò a Miami. E sì, mentre lo scrivo, non sorrido. Me la rido di gusto”. 

Licia

Iscriviti alla nostra Newsletter

Per rimanere aggiornato sugli Eventi in programma, le novità del Blog.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri post che potrebbero interessarti

DIN_AMICA

DIN_AMICA

Din_Amica: L’ Acqua…Lei respira, è conduttrice di energie e stati vibrazionali, e ha un ruolo di mediatrice in questo mondo.

Share This