“L’esperienza del Counseling sulla pelle”

Esperienza Counseling sulla pelle

Capitolo tratto dalla Tesi di Luciana Baldin “Counseling e Spiritualità” – Master Counseling professionale – A.S.P.I.C.

Che cosa meravigliosa!!!!!!! Quante volte me lo dissi all’inizio e durante il corso? Tante davvero!

Un mondo nuovo si apriva davanti a me. Più proseguivo con le lezioni e più imparavo a chiamare col proprio nome i passi conquistati in passato.

  • La libertà dal passato e futuro nel counseling è il “qui e ora”;
  • L’accettare se stessi per fede/fiducia è il paradosso di Rogers;
  • L’aver imparato a condivide con tante persone mi portò ad imparare ad ascoltare gli altri senza giudicare e ciò è la base del counseling per formare il counselor: l’ ascolto attivo;
  • il tavolo del suicidio era il “cerchio” praticato nelle lezioni;
  • La fede o fiducia in un ipotetico Dio nel counseling è la fiducia nel processo;

E così via! Insomma.….. sembrava che il puzzle si completasse tramite questa scuola!


Esperienza Counseling sulla pelle

Incominciai a realizzare che quello che sostenevo, cioè che la spiritualità della fede
necessitava di altri strumenti, era vero.

Infatti fu così: gli strumenti nuovi mi fecero capire quanto c’era ancora da fare e vedere su di me; iniziai a chiamare questo percorso: “calvario”.

L’analisi transazionale iniziò a fare emergere quale parte del mio stato condizionasse la mia persona. Scoprii che era il mio bambino interiore, accompagnato da un genitore critico e negativo, a far si che l’adulto, nei momenti di forte emotività, non riuscisse ad intervenire. Che dire del copione? Portavo avanti continuamente qualcosa che non esisteva più.non vivevo più quella situazione da tempo ed io, invece, mi sentivo sempre li.

Esperienza Counseling sulla pelle

Fantastica la metafora dell’elefantino ancorato con una catena ad un paletto. Lui cresceva, il paletto e la catena erano gli stessi ma non si rendeva conto che con un solo movimento poteva liberarsene, restando cosi imprigionato.

E che dire poi delle proiezioni, deflessioni, introiezioni, confluenze, egotismo…quanto usavo tutto ciò per proteggermi, quanto mi chiarivano di me e dei miei comportamenti.

Nel mentre realizzavo che già riconoscevo negli altri gli atteggiamenti e comportamenti che questi concetti rappresentano cosi bene. Adesso avevo gli strumenti per interpretarli e come per magia tutto si spiegava!
Non voglio tralasciare assolutamente la teoria del se’ ed il ciclo del contatto gestaltico!

Gestalt aperte non ne avevo molte, in quanto la mia personalità non me lo permetteva. Ma ne emerse una così grande che sorridendo mi dissi: questa ne fa per almeno cento di aperte!

Vogliamo parlare delle credenze? La mappa non è il territorio? Conflitti e dinamiche nelle relazioni? Mi trovai a rifare lo stesso pensiero di quando abbracciai la mia esperienza spirituale della fede. Anche qui mi dicevo: se molti avessero avuto questa opportunità di poter usare tali strumenti saremmo tutti migliori!

Mi tuffai totalmente in tutto questo ben di dio e abbracciai completamente la visione delle cose che mi offriva il counseling. Incominciai pertanto a leggere e percepire le persone in modo razionale, sulla base di quello che avevo studiato e imparato.

Tutto quello che avevo imparato precedentemente tramite l’esperienza lo stavo lentamente mettendo in disparte. La chiave di lettura della realtà che mi stava dando il counseling era diversa da quella che mi aveva dato la fede. Per il primo ogni cosa ha una motivazione legata all’esperienza passata. Mentre per la seconda la realtà va accettata per quello che è. Se, ad esempio, la “paura” per il counselor è qualche cosa da esplorare comprendere e superare, per la fede va accettata ed utilizzata come una risorsa.

Anche il modo di ascoltare le persone cambiò. Tanti anni di vita in comune durante il mio cammino mi avevano fatto credere di essere capace di ascoltare ed aiutare gli altri. Cercavo di far sentire la persona vicina. Era una sorta di racconto reciproco tramite il quale cercavo di trasmettere qualcosa che potesse aiutare il mio interlocutore.

La scuola mi insegnò una metodologia diversa. I miei colloqui non erano più relazione ma ascolto. Un ascolto neutro, senza giudizio e con tecniche acquisite per permettere “all’altro” di trovare la sua via.

Ma la mia esperienza delle fede non volevo abbandonarla. Nonostante tutto in alcune situazioni mi sembrava avesse ancora una sua valenza, in molte situazioni vorrei aggiungere.

Le spiegazioni razionali mi sembrava avessero sempre un limite, un punto oltre il quale non si poteva andare.

Cominciai a questo punto a pensare che le due modalità potessero compenetrarsi e, perché no, completarsi reciprocamente. Usare le teorie razionali della psicologia unita alla potenzialità del pensiero fideistico e spirituale.

Vorrei approfondire meglio questo concetto tramite un’esperienza vissuta. Conobbi una persona che si portava appresso da anni il rimpianto di non aver accettato un lavoro all’estero perché legato ad una relazione importante con una donna. Dopo tanti anni non aveva ancora capito né accettato la sua scelta. Tramite l’aiuto di un professionista riuscì far emergere le ragioni del disagio connesse a tale scelta. Ma la vera soluzione, quella che gli fece definitivamente chiudere il capitolo e gli diede pace interiore, fu accettare l’alternativa che gli proposi. Il concedersi cioè la possibilità che dietro ad ogni scelta ci possa sempre essere una ragione a noi sconosciuta.

A fianco di tutte le teorie razionali e a sfondo psicologico che si acquisiscono e si utilizzano in una scuola di counseling, rimane di fondamentale importanza anche l’utilizzo di una lettura spirituale degli eventi.

A parer mio questo tipo di lettura appartiene ad ognuno di noi.

La spiritualità ci appartiene, ci è sempre appartenuta fin dagli albori della civiltà anche se molto spesso è stata strumentalizzata. La ragione ultima delle cose, la spiegazione del bene e del male, della vita e della morte finisce sempre per attingere alla fede per avere delle risposte.

Ma tornando alla mia esperienza nella scuola ed al percorso che dovetti fare, vorrei dire che una delle cose su cui lavorai di più fu proprio la mia persona …così era richiesto!


Esperienza Counseling sulla pelle

Nei tre anni di frequentazione lavorai molto su di me. Emergeva che qualche cosa stonava, non mi sentivo a posto, se posso usare una forzatura vorrei dire che non mi sentivo “pulita”. Diedi la priorità a questo in quanto se non fossi stata “pulita” non avrei potuto essere un buon counselor. Sentivo di dover sciogliere ancora dei nodi per rendere fluide le mie relazioni con gli altri. E fra questi il più importante, quello che fra tutti maggiormente mi turbava, era la mia modalità di relazionarmi con gli uomini! Le mie storie d’amore, pur se iniziate sotto i migliori auspici, erano destinate ad una fine prematura. Pochi mesi a volte anche meno; una sorta di scadenza naturale sembrava accompagnarmi nei miei idilli amorosi.

Aggrappandomi ancora un volta alla spiritualità della fede, conclusi dicendo che la relazione stabile non era evidentemente per me, e che sarebbe stata la mia indole verso gli altri ad insegnarmi la strada. In questo contesto una relazione di coppia sarebbe stata d’intralcio.

Ma se esploravo più a fondo nella mia anima emergeva invece un dolore, un senso di vuoto e di inadeguatezza. Fu proprio questa sofferenza che mi portò a guardarmi dentro, a cercare una via che mi aiutasse a comprendere.

Feci una mossa singolare che fu però di grande aiuto. Provai l’esperienza dell’ipnosi che contribuì ad ottenere esiti più che positivi. Vidi me stessa quando ero piccola, vidi i miei occhioni, vidi la personcina che ero!!! Dio quanto ero tenera e sola …quanto avrei voluto abbracciare la bambina che ero, ed invece stetti li a guardarla e a dirle
“bene, stai soffrendo? Te l’avevo detto!l!!!” Che orrore di donna pensai poi, ma in realtà stavo ripetendo quello che mia madre faceva con me! Pian piano abbracciai quella bimba, le manifestai la mia tenerezza e qualcosa accadde! La mia propensione era di avvicinare e relazionarmi con uomini dalle caratteristiche sempre uguali.

Uomini che mi ricordavano la relazione turbolenta con mio padre, che mi attiravano ma che respingevo allo stesso tempo, proprio per i ricordi negativi che mi suscitavano. Una sorta di dissonanza fra quello che cercavo e quello che avevo mi portava a respingerli entro breve tempo. Una lotta interna fra il bene che mi davano ed il male che avrebbero potuto arrecarmi mi faceva chiudere le storie a volte senza ragione.

Fu difficile ma.. il lavoro fatto cambiò le cose. Non me ne accorsi ma presi coscienza che qualcosa stava cambiando dentro me. Quegli uomini non mi attiravano più e le mie relazioni potevano prendere una via diversa, più stabile e meno turbolenta.

Ora è più di un anno che frequento il mio attuale compagno e non c’è parvenza di chiudere questa storia: che conquista! Un bel frutto raccolto dopo tanta sofferenza.

Mentre scrivo di questa esperienza mi viene alla mente che, tuttavia, io ero felice del mio stato di single. Le mie pretese erano basate su valori, principi sani e nessuno corrispondeva. Ci credevo così tanto che non mi smuovevo dal mio! É vero quando una storia d’amore finiva, soffrivo, era l’unica cosa rimasta in me che mi coinvolgesse
così tanto! Ma mi rialzavo un po’ più rafforzata!

Era stata la spiritualità della fede a non farmi vivere le mie esperienze come fallimenti e a non farmi cadere in depressioni o altro. Bensì erano esperienze dove imparavo sempre qualcosa di nuovo su me e sugli uomini.

È stato il counseling a liberarmi da questo nodo!

Cosa voglio dire? Che trovo straordinaria la connessione tra counseling e fede! possono coesistere! Laddove non c’è spiegazione (non credo proprio che un possa arrivare a darsi una spiegazione di tutto) ci si può indirizzare nella
fiducia che tutto abbia un senso! La spiritualità della fede nel counseling è: FIDUCIA NEL PROCESSO.

Mi viene da dire che Rogers fondò le basi del counseling tramite la sua spiritualità interiore, frutto di esplorazione fatta su cammini, scuole di pensiero a sfondo spirituale già esistenti!


In realtà, quando lessi ROGERS per la prima volta, percepii questo, lo scelsi e lo sentii vicino a me!

E’ proprio qui che feci pace con l’apparente razionalità del counseling: quando incominciò ad emergere la fiducia del processo!

Trovai Interessante l’esperienza del primo colloquio come counselor: mi trovai ad essere a mio agio, cosa che normalmente in una simulazione non accadeva a causa della mia emotività, che emergeva forte al punto di farmi perdere il contenuto del discorso fino a crearmi dei “vuoti”.


Invece mi sentii padrona di me stessa. In certe situazioni mi accorgevo che non era proprio la cosa giusta da dire o proporre, ma andavo avanti e recuperavo con leggerezza senza creare danni (a mio parere). Dopo la conclusione dei 10 incontri di tirocinio, sentii che avrei potuto fare di più. Percepivo i miei limiti ma mi sentivo forte, potevo andare avanti e ce l’avrei fatta. Non ho mai provato insicurezza e non mi sono mai trovata a domandarmi: ho sbagliato strada? Mai, è la mia via … ne sono certa!!!!


Fantastico scoprire la diversità di ascolto che adottavo in passato. Se la comunicazione non era buona ne venivo coinvolta emotivamente arrivando ad avere pensieri del tipo: “non mi ascolta allora non interessa quello che dico”. Quindi cambiavo argomento oppure mantenevo un atteggiamento silenzioso.


Esperienza Counseling sulla pelle

Adesso nel colloquio ero totalmente libera: che la cliente mi ascoltasse o meno, che cambiasse argomento o deflettesse, non mi toccava emotivamente …comprendevo cosa stava succedendo e rimanevo lucida e focalizzata su di lei.

Non nascondo che adottai un po’ del mio credo invitando la cliente, che aveva troppi temi da esplorare, che parlava tantissimo lamentandosi poi di essersi “incasinata”, ad accettare tutto quello che le stava accadendo. La invitavo a fidarsi che, anche se non ne capiva il verso, poteva contare sul fatto che tutto ha un senso. E che, caso mai, con questa accettazione poteva vedere se un tema continuava ad emergere. Così si calmava e potevamo lavorare ancora un poco!

Adottai il termine fiducia nel processo piuttosto che fiducia in un ipotetico Dio o universo che sempre ci viene incontro.

Posso dire di essere cresciuta tanto, ho aggiunto molto e altrettanto tolto… ora si tratta di viverlo!

Esperienza Counseling sulla pelle

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