L’oscuro oggetto del desiderio

L’oscuro oggetto del desiderio

Una scimmia molto felice saltava da un albero all’altro della giungla. Nel suo ambiente non le mancava nulla.

Tutto sembrava a sua disposizione per soddisfare ogni suo desiderio. Banane, manghi, papaie e tanti altri frutti non aspettavano che di essere colti per la festa delle sue papille gustative.

Un giorno, mentre gongolava su un ramo di un grande albero dopo un lauto pranzo, l’attenzione della scimmia
venne potentemente calamitata da un oggetto che non aveva mai visto prima.

Tutta incuriosita, scese dall’albero per vedere di che si trattava: una gabbia con racchiusa al suo interno una banana. La scimmia ne fu subito stranamente ingolosita. Cercò di afferrarla, ma non riusciva a raggiungerla.

l’oscuro oggetto del desiderio

Invano cercò di afferrarla in tutti i modi possibili. Ma meno ci riusciva e più la brama si faceva strada in lei.

Intestarditasi per tale irrefrenabile desiderio, provò e riprovò finché… non morì di fame.

Sottotitolo

La convinzione diffusa in Occidente che le filosofie orientali costituiscano inqualche modo delle sugggestioni per la psicoterapia se non addirittura dei veri e propri sistemi psicoterapeutici è, come tutte le convinzioni, in parte vera in parte falsa.


È vera per il Buddhismo, falsa per lo Yoga.
Lo Yoga antico ed originale, il Raja Yoga, risalente a più di duemila anni fa, esposto nel trattato principe dello Yoga, gli Yoga Sutra di Patanjali (III sec. a.C.), ha come esplicito ed unico fine la realizzazione di uno stato di trance (Kaivalya) in cui si ha la sola percezione di esistenza e di beatitudine (SatChitAnanda) che viene raggiunto attraverso un’ipossia cerebrale controllata (PranaYama) e viene assunto come unione (Yoga) con l’Assoluto.
Lo stesso Buddha, che dedicò quattro anni alla pratica dello Yoga, riconobbe che la trance yogica non è risolutiva per la sofferenza nevrotica, in quanto temporanea ed avulsa dalla realtà quotidiana.
Una psicoterapia può invece essere considerata il Buddhismo originale, ossia l’insegnamento del Buddha.
Diciamo subito che, come tutte le terapie psicologiche, essa non è esasustiva.
Nessuna lo è, d’altronde. La psicoterapia buddhista agisce principalmente sul cosciente e non sull’inconscio, e quindi ha tutte le limitazioni delle psicoterapie cognitive.
Essa è efficace soltanto con quei soggetti che hanno conservato la funzione dell’autocoscienza
Ma nell’ambito di quelle esso è particolarmente efficace, più di altre terapie cognitive.
L’eliminazione della sofferenza era stato lo scopo esplicito dell’insegnamento di Buddha.
Che si tratti della sofferenza nevrotica è evidente.
La sofferenza naturale, infatti, conseguente alla perdita di una persona cara, a un insuccesso, a una sconfitta, non necessita di un intervento terapeutico perchè ha una durata temporanea.
La sofferenza di cui si occupò il Buddha è la sofferenza che ci portiamo dietro per lunghi, troppo lunghi periodi o addirittura per tutta la vita. Cioè la sofferenza cronica. Ma la sofferenza cronica non è normale. È patologica. È appunto la sofferenza nevrotica.
Di questa sofferenza, si occupò il Buddha.
La sua dottrina costituisce quindi, già nell’intento, una psicoterapia.
La natura pratica e non teorica dell’insegnamento di Buddha, e quindi il suo costituire appunto una tecnica psicologica, è rimarcato dalla stessa tradizione, che attribuisce al Buddha questa dichiarazione:
«“Benché il mio insegnamento non sia un dogma né una dottrina, certo alcuni lo intendono così. Devo spiegare chiaramente che insegno un metodo per sperimentare la realtà, e non la realtà medesima, così come un dito che indica la luna non è la luna. Una persona intelligente seguirà la direzione indicata dal dito per vedere la luna, ma chi vede soltanto il dito e lo scambia per la luna non vedrà mai la luna reale. Io insegno un metodo da mettere in pratica, non qualcosa in cui credere o da adorare. Il mio insegnamento si può paragonare a una zattera che serve ad attraversare un fiume. Solo uno stolto rimarrà abbarbicato alla zattera una volta che sia approdato all’altra sponda, alla sponda della liberazione.”» 

L’oscuro oggetto del desiderio

L’oscuro oggetto del desiderio

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La convinzione diffusa in Occidente. Che le filosofie orientali costituiscano inqualche modo.

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